1) Hume. Conoscenza e scetticismo.
Hume inizia l'Introduzione al Trattato sulla natura umana
dimostrando una profonda consapevolezza di quanto la conoscenza
umana sia imperfetta e incerta nei risultati. Egli ricava questa
impressione dalla stessa storia della filosofia, che come tutti
sanno  piena di dispute e di opinioni contrastanti.
D. Hume, Trattato sulla natura umana, Introduzione (pagina 260).

 comune agli autori che pretendono di avere scoperto fatti nuovi
nel campo della filosofia e delle scienze vantare i propri sistemi
screditando l'opera di quanti li hanno preceduti. Se essi si
contentassero di lamentare l'ignoranza in cui ancora ci troviamo
sui problemi pi importanti che si presentano all'esame della
ragione umana, pochi tra i cultori delle scienze potrebbero dare
loro torto. Chi possiede senno e sapere s'avvede infatti
facilmente come siano deboli le basi dei sistemi pi accreditati,
anche di quelli che accampano maggiori pretese al rigore e alla
profondit del ragionamento. Princip accertati ciecamente e
conseguenze mal dedotte, mancanza di coerenza nelle parti e di
evidenza nell'insieme: ecco quel che s'incontra dovunque nei
sistemi dei pi eminenti filosofi e che ha fatto cadere in
discredito la stessa filosofia.
Non occorrono cognizioni molto profonde per convincersi dello
stato d'imperfezione delle scienze attuali. Anche chi se ne sta
fuori della porta pu giudicare dal rumore e dalle grida, che le
cose non vanno troppo bene all'interno. Non c' niente, infatti,
che non venga messo in discussione e su cui i dotti non abbiano
opinioni contrarie. Le questioni pi frivole non sfuggono alla
controversia, e intanto non sappiamo risolvere quelle pi
importanti. Le dispute si moltiplicano come se tutto fosse
incerto, e tuttavia sono condotte con tanto accanimento come se
tutto fosse certo. Non  la ragione che porta il premio in tale
trambusto, ma l'eloquenza; e ognuno basta che sappia presentarla
con arte, pu guadagnare proseliti all'ipotesi pi stravagante. La
vittoria non  degli uomini che maneggiano la picca e la spada, ma
dei trombettieri, tamburini e musicanti dell'esercito.
Di qui nasce per me il comune pregiudizio contro ogni forma di
ragionamento metafisico, anche tra gli studiosi e gli estimatori
di ogni altro settore della cultura. Per ragionamenti metafisici
essi non intendono quelli di un ramo particolare del sapere, ma
qualsiasi genere di argomenti che sia un po' astruso e richieda
per essere compreso una speciale attenzione. Abbiamo tante volte
perduto il tempo in tali questioni, che adesso ci rinunciamo
senz'altro: se dobbiamo sempre cadere in errori e illusioni, che
siano almeno naturali e piacevoli. Soltanto il pi deliberato
scetticismo, unito ad una grande indolenza, pu infatti
giustificare quest'avversione alla metafisica. Poich, se la
verit  da ricercare nei limiti della capacit umana, essa vi
giace nondimeno nascosta cos in fondo, che la speranza di
giungervi senza fatica, mentre i geni pi grandi non vi sono
riusciti con tutti i loro sforzi, va considerata come una prova
sufficiente di vanit presuntuosa. La filosofia che sto per
presentare non ha tali pretese, e anzi riterrei un forte argomento
contro di essa se fosse troppo facile e ovvia.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 843-844.
